Una sfida da affrontare con maggiore maturità, la nostra intesa è con la città

Sabato presenterà i risultati del sondaggio civico, ma non sarà l’occasione in cui ufficializzerà la sua candidatura a sindaco. Per Chiara Frontini, leader del movimento civico Viterbo 2020 non è ancora il momento. Così come svelare troppo d’eventuali possibili alleanze. I tempi non sono maturi, le elezioni comunali ancora lontane, ma c’è spazio per capire come saranno i prossimi mesi per l’ex capogruppo del suo movimento, che seppure non ancora in modo ufficiale, è nei fatti in corsa per palazzo dei Priori.

Chiara Frontini, il primo gennaio ha tenuto la prima conferenza stampa dell’anno, sabato toccherà ai risultati del sondaggio civico. Non è più consigliera comunale ma non è nemmeno, almeno in modo ufficiale, ancora candidata a sindaco. Che fase è questa?

“Questa – dice Frontini – è la fase della costruzione e della ricucitura. Focalizzare una volta per tutte le priorità per la città con progetti credibili e fattibili, ricucire i rapporti tra le persone, le imprese, le associazioni e l’amministrazione che si sono sfaldati negli anni per la mancanza di scelte chiare e condivise”.

Quando ufficializzerà la sua candidatura?
“Per il momento ci stiamo concentrando sui contenuti e sui progetti, che sono quanto Viterbo aspetta da anni”.

Come sarà, quando sarà, la sua terza volta da candidata?
“Se sarà, di certo affronterò la sfida con una maturità più solida e soprattutto, con una squadra ancora più qualificata e coesa, per dare risposte concrete ai viterbesi”.

Sarà la volta della svolta, sceglierà la strada delle intese con altre forze civiche o magari politiche, se non al primo al secondo turno? Su questo fronte di voci se ne sentono tante.
“La nostra intesa è con la città. In questi anni abbiamo aggregato molte forze ed esponenti civici che possono dare un reale contributo di contenuti e visione, e stiamo continuando a farlo in queste settimane”.

A praticamente un mese dalla sfiducia ad Arena, come ritiene che abbiano metabolizzato i viterbesi la fine anticipata dell’amministrazione?
“La maggioranza dei viterbesi l’ha vissuta come una liberazione, era necessario archiviare un’esperienza fallimentare i cui danni, sommati a quelli degli ultimi dieci anni, sono sotto gli occhi di tutti”.

Il centrodestra ha fallito, ma questo non vuol dire automaticamente che si apra un’autostrada per il civismo rispetto alla politica. Qual è il lavoro che l’attende?
“Ricucire gli strappi che il malgoverno cittadino ha creato nel tessuto sociale e imprenditoriale di Viterbo, dove purtroppo decisioni non prese e linee guida non date hanno fatto sì che quel poco sviluppo realizzato sia stato puntuale e non concertato. Il comune è pieno di contenziosi che bloccano gli uffici, c’è la paura di muovere le carte perché nessuno si assume la responsabilità di scegliere. Scegliere con buonsenso e con un metodo condiviso è ciò che crediamo sia più proficuo per lo sviluppo di Viterbo, questo è il grande lavoro che ci attende”.

Dal sondaggio civico che presenterete sabato al Salus Terme ci sono spunti interessanti anche per lei? Cosa chiedono i viterbesi?
“L’ascolto dei cittadini offre sempre spunti interessanti. Pulita, sicura, efficiente: questi sono gli aggettivi più ricorrenti quando abbiamo chiesto ai viterbesi come descriverebbero la Viterbo dei loro sogni. Tra i temi emersi dal sondaggio civico, sul podio vediamo l’attenzione al verde pubblico, strade asfaltate e la loro manutenzione e il controllo del territorio. Argomenti estremamente connessi tra loro: la sicurezza dei cittadini non può che passare dalla cura e dall’attenzione al territorio”.

Un imprenditore ha scelto di correre da sindaco. Altri, se non imprenditori, comunque dal mondo civico potrebbero prendere la stessa decisione. Come la vede?
“Tutte le persone che decidono di dare il loro contributo per il bene di Viterbo sono le benvenute, significa che la città è viva”.

Che elezioni comunali saranno? Potrebbe capitare come quando fu eletto Michelini che si presentarono in 14 alla carica di sindaco?
“Leggendo i giornali si sta delineando una campagna elettorale velenosa. Dal nostro punto di vista, come abbiamo fatto nella conferenza stampa di inizio anno, continueremo a incentrare il dibattito sulle priorità e i progetti che Viterbo aspetta. Per quanto riguarda il numero dei candidati a sindaco, vedremo. Ma alla fine non credo che saranno così tanti”.

Arena come ha lasciato la città e da dove bisogna ripartire?
“Viterbo è caduta così in basso che è retrocessa in tutte le classifiche nazionali. Si deve ripartire dall’amministrazione ordinaria (le buche per le strade, la potatura dei prati e delle piante), ma soprattutto perseguire una visione chiara di sviluppo della città che metta al centro di ogni politica pubblica il lavoro, la produttività, le imprese.

Piazzale Gramsci e San Faustino, due interventi avviati prima che Arena cadesse e attualmente in corso. Come li valuta?
“Su piazzale Gramsci avevamo presentato un progetto alternativo che, in parte, ha fatto sì che l’area non venisse completamente stravolta da chi voleva scegliere la strada più breve, di buttare giù tutto. È un punto nevralgico della città e, come tutta la zona che va a nord, necessità di un intervento ampio che riveda la viabilità. San Faustino, abbiamo visto i progetti ma i lavori ancora non sono terminati, quando lo saranno valuteremo”.

Molto è in fase progettuale, come gli interventi del Pnrr. Rappresentano una svolta per la città?
“Il Pnrr è un’occasione che Viterbo non deve perdere, per questo ci vogliono competenze e coesione, oltre a una visione d’insieme. Anche perché le città si divideranno in due, quelle che ridisegneranno gli spazi urbani riqualificandoli grazie ai fondi e quelle che non progetteranno, perdendo questa opportunità, che non tornerà per molti anni a venire. Sarebbe un peccato se Viterbo restasse in questa seconda categoria, per l’ennesima volta nella sua storia dopo il Conclave, solo per l’incapacità della sua classe dirigente di guardare un po’ più in là del proprio naso”.

Andando su qualcosa di concreto, due argomenti molto dibattuti: partiamo dall’annosa questione del mercato del sabato. Lo lascerebbe dove sta ora o lo riporterebbe dentro le mura?
“Il mercato va riportato dentro le mura, riqualificato, perché tutti i mercati cittadini si svolgono nel cuore della città”.

Il centro storico ha più bisogno di regole, vedi i discussi orari sulla chiusura dei locali o cosa? Aperto o chiuso?
“Prima dobbiamo fare in modo che il pubblico e il privato facciano sinergia. Da una parte si devono recuperare gli edifici pubblici, riportando in centro i servizi e, dall’altra far tornare appetibile il mercato immobiliare nel centro storico, incentivandone la ripopolazione. Questi provvedimenti, insieme a un piano parcheggi e a una mobilità pubblica integrata e capillare, oltre ad un aumento dei flussi di turismo qualificato, permetteranno al centro di tornare a vivere”.

La pandemia avrà un peso sulla campagna elettorale o le priorità restano altre?
“La scorsa estate ci siamo posti proprio questa domanda: sono cambiate le priorità dei viterbesi nell’era del Covid19? Per questo abbiamo promosso il sondaggio civico tra le piazze di tutti i quartieri della città e gli ex comuni, che è durato fino ad autunno inoltrato. Gli esiti di questa consultazione rappresentano le priorità su cui concentrarci, alcune ve le abbiamo già anticipate, le altre le scopriremo sabato”.

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