“Gestione pubblica dell’acqua, il comune dica la sua”

Articolo tratto da Tuscia Web.

Gestione idrica, acqua in bocca del comune, ma Viterbo 2020 non ci sta.

La seduta di consiglio straordinaria della scorsa settimana non ha portato alcun risultato. Nessuna votazione, tutto rinviato e neppure la volta successiva, giovedì, si è affrontato l’argomento. La promessa è che se ne discuta a un successivo consiglio, fra quelli da convocare.

L’opposizione è insorta lo scorso giovedì, ma non avendo potuto convincere i colleghi di maggioranza, adesso attende le prossime mosse. L’argomento interessa tutti i cittadini.

“Non è una battaglia ideologica – dice Chiara Frontini – è una battaglia per il rispetto della sovranità popolare che si è espressa con il referendum del 2012 e per mantenere la gestione dell’acqua pubblica”.

Dire che l’acqua è pubblica è scontato. Cosa diversa è la gestione.

“In futuro potrebbe essere anche essere privata, se certi tasselli si metteranno insieme. Noi vogliamo che la gestione sia pubblica”.

Lo hanno deciso gli italiani tramite referendum.

“Non solo. La regione Lazio ha approvato nell’aprile 2014 una legge, peraltro d’iniziativa popolare, chiamata “Tutela, governo e gestione pubblica dell’acqua” dove si arriva a prevedere anche una gestione partecipata del servizio idrico e un fondo per far tornare pubbliche quelle gestioni che nel frattempo erano diventate private. La legge 5 sostituisce gli Ato provinciali con gli ambiti di bacino idrografico, maggiormente rispettosi dell’omogeneità territoriale.

Allora perché parlo di tasselli? Tasselli perché questa legge, che garantisce la gestione pubblica del servizio idrico, è stata impugnata dal governo Renzi.

Tra le altre motivazioni, lederebbe il principio di concorrenza. Siamo in attesa di pronuncia da parte della Corte Costituzionale”.

Nello Sblocca Italia c’è anche un articolo, il settimo, in cui si parla di gestione delle acque attraverso un unico Ato regionale.

“Quello che poi vorrebbe fare il presidente della regione Zingaretti, escludendo la partecipazione dei comuni, che avrebbero solo una funzione consultiva.

In barba al referendum e alla legge regionale votata all’unanimità da tutto il consiglio poche settimane dopo”.

Ecco perché palazzo dei Priori deve prendere una decisione. “Il consiglio comunale di Viterbo non può non esprimersi su un tema così importante e rimanere passivo di fronte a chi tenta di privatizzare l’acqua.

Vogliamo vedere se prevale il bene dei cittadini e la loro volontà, oppure i diktat e gli interessi dei partiti.

Per questo avevamo presentato due ordini del giorno, uno di Viterbo2020 e uno del Movimento 5 Stelle, che da sempre si batte su questi temi, poi unificati in un unico documento che sarà, ci auspichiamo, presto discusso”.

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