Esattorie vince la vecchia politica partitica

Sul caso Esattorie la vecchia politica ha molte responsabilità: vanno ricercate per poi cambiare davvero.

Il nostro voto di astensione al consiglio comunale dedicato ad Esattorie lo spieghiamo così: alla massima solidarietà nei confronti dei lavoratori e collaborazione nella condivisione di una soluzione reale e definitiva che tuteli i livelli occupazionali, affianchiamo da parte nostra la necessità di una ricerca delle responsabilità pregresse – perché non dimentichiamo che si tratta di soldi pubblici, sia quelli spesi per l’affidamento del servizio, sia quelli non incassati dal comune ma pagati dai viterbesi – e la definizione di una precisa e netta volontà politica di dare discontinuità rispetto a tanti, troppi sistemi consociativi e clientelari che hanno alimentato debito e causato emergenze occupazionali, inefficienze e disservizi.

Nessuna di queste due istanze è stata accolta dalla maggioranza Pd – Sel – VivaViterbo – ListaCivica – Pdl – Fdi – Fondazione che ha proposto una mozione di superficie, pur condivisibile in alcuni passaggi, ma che a nostro avviso non parla un linguaggio di verità e trasparenza nei confronti della città e dei lavoratori. Non abbastanza.

L’emergenza di Esattorie è figlia di un circolo degenerativo che inizia con la Custer srl, di cui 26 dipendenti nel 2002 passarono al Cev, che a sua volta, a seguito della cessione del ramo d’azienda, trasferì 18 lavoratori alle Esattorie. Passaggi, cessioni, creazioni, che negli anni hanno alimentato organici e affossato conti, a discapito della comunità cittadina e oggi anche dei 38 lavoratori, vittime finali di una gestione scellerata, pubblica e privata. Un’eredità pesante, che dobbiamo guardare con occhi trasparenti e sentendo sulle nostre spalle tutto il peso di una responsabilità che non abbiamo contribuito a creare, ma che ci troviamo ad affrontare e a volerlo fare nel modo più costruttivo ed efficace possibile.

Allo stesso modo, ci risulta indigesto pensare di riportare all’interno del comune di Viterbo Equitalia, quell’organismo dal volto mostruoso e disumano che in nulla tiene conto delle necessità e del periodo di difficoltà che in un momento come questo molti cittadini si trovano ad affrontare. Non conoscendo neanche l’entità dei tributi da riscuotere che eventualmente andrebbero in prescrizioni, ci sembra un pericolo precedente che potrebbe soffiare sul fuoco di un disagio sociale già abbastanza allarmante.

Quindi: bene il consorzio nazionale promosso da Anci – meno bene se all’interno del consorzio ci ritroviamo Equitalia –, se questo garantisce il riassorbimento dell’emergenza occupazionale.

D’altra parte, occupiamoci dei lavoratori, e diciamo loro la verità, sul loro futuro e sulle responsabilità politiche che ne hanno causato la disgrazia. E ancora, diamo un segnale di discontinuità vero, impegnandoci a mettere un punto ai barocchi sistemi costosi e clientelari che per troppi anni la pubblica amministrazione ha generato, a discapito delle future generazioni, ma anche del futuro degli stessi lavoratori coinvolti. Personalmente ho ritenuto che questi impegni non fossero espressi in maniera chiara all’interno della mozione proposta, né che ci fosse la volontà di accoglierli. Per queste perplessità abbiamo deciso di non poterci conformare al resto del consiglio (consigliere De Dominicis escluso, anche lui astenuto), pur rimanendo totalmente solidali nei confronti delle 38 famiglie che, in quell’assise, aspettavano da noi delle risposte.

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