Chiara Frontini: voglio rendere giustizia alla nostra città

Chiara Frontini: voglio rendere giustizia alla nostra città

Scheda / intervista di Chiara Frontini, candidata sindaco per Viterbo 2020 e Rotta comune
tratta da TUSCIAWEB (19 maggio 2013)

 

I suoi dati anagrafici, professionali e politici.

“Ho 24 anni, sono nata in piazza Fontana Grande, mi sono diplomata con lode al liceo Buratti di Viterbo, laureata con il massimo dei voti e lode in Cooperazione internazionale allo sviluppo con un anno di esperienza all’estero tra Strasburgo e Oxford.

Mi sono dedicata anche ad attività di volontariato sociale, in modo particolare alla parrocchia di San Pietro dove aiutavo nelle attività di oratorio e di organizzazione dei grest estivi, ho lavorato per mantenermi agli studi e per il bisogno primario del contatto con la gente, con la realtà, per la voglia di vivere e capire in prima persona le vere esigenze di chi mi accingo a rappresentare.

Nel gennaio 2012, a soli 22 anni, sono stata assessore al comune di Viterbo, estromessa dopo solo nove mesi per mancanza di compatibilità con la vecchia politica e per aver osato chiedere il rinnovamento della classe dirigente.

Non ho mai approvato un bilancio. In nove mesi senza capitoli di bilancio lavorando con i residui degli anni precedenti ho presentato undici progetti europei, organizzato un programma di formazione e orientamento al lavoro, portato a Viterbo il contest per giovani registi di Rai5, “Tutto in 48h”, lanciato il progetto del commercio digitale per il rilancio del centro storico che ha visto raggiungere alla nostra città il traguardo di comune più foursquarizzato d’Italia, coordinato la prima settimana europea per la mobilità sostenibile e molto altro. Concretezza, pragmatismo, semplificazione, creazione, dinamicità: questi i concetti che hanno ispirato la mia breve ma incisiva azione amministrativa”.

 

Come mai ha deciso di candidarsi?

“Per portare una ventata di novità. Per proporre progetti seri, credibili, e di prospettiva. Iniziative che sappiano, da una parte affrontare l’immediato, dall’altra porre le basi per una progettualità per il futuro. Perché mi sono stancata di vedere la politica piena di personaggi improponibili, senza spessore e spina dorsale, perché voglio rendere giustizia a questo territorio e costruire una classe dirigente degna di questo nome”.

 

Il suo programma in cinque punti.

“Innanzitutto voglio dire che la futura giunta Frontini sarà un’amministrazione sobria, meritocratica, nuova: cominciando dal taglio del 50 per cento dei costi degli stipendi di sindaco, assessori, consiglieri comunali e aziende partecipate. Non perché sia la panacea di tutti i mali, ma perché in questo momento di crisi la politica deve dare un segnale. Meritocratica attraverso l’istituzione di un indice di produttività per gli assessorati, pena l’azzeramento dell’indennità e nuova mediante l’introduzione del limite di due mandati come prassi per la composizione delle liste.

Il resto lo declino in cinque parole-chiave: Viterbo inclusiva. Assegno familiare di 416 euro al mese alle famiglie più bisognose derivante dal taglio ai costi della politica di cui parlavo prima, per una Viterbo più giusta e solidale; potenziamento degli asili nido, politiche per la casa a favore delle giovani coppie e di nuclei familiari colpiti dalla disoccupazione. L’abbattimento delle numerose barriere architettoniche sarà una priorità di amministrazione, perché una città civile si vede dall’attenzione nei confronti delle situazioni di disabilità e disagio. E infine il potenziamento delle attività dei centri anziani.

Viterbo creativa. Più lavoro e opportunità a tutte le età, attenzione alla disoccupazione over40 e dei giovani attraverso l’utilizzo mirato della formazione non formale, quella professionale e l’orientamento al lavoro. Sostegno alla creatività e all’auto imprenditorialità. Recupero dei mestieri artigiani e agricoli per la promozione dei prodotti tipici del nostro territorio. Misure concrete per la valorizzazione delle professioni artistiche, teatrali e musicali.

Viterbo a impatto zero. Gestione sostenibile dell’acqua potabile. Mobilità sostenibile. Riduzione dei consumi e fonti rinnovabili. Cementificazione zero: recupero dei palazzi antichi nei centri storici, di piazze e luoghi di aggregazione cittadina (Progetto 7-R), piano parcheggi e aumento della mobilità pubblica. Maggiore attenzione alle aree pedonali, aree verdi e piste ciclabili, nonché zone di sgambamento per cani. Valorizzazione dei centri storici connessi con i quartieri.

Viterbo dinamica. Efficiente nei servizi per i cittadini, i commercianti e le imprese, maggiore utilizzo degli open data e snellimento delle procedure burocratiche della pubblica amministrazione. Una città smart, vivibile, reattiva. Una Viterbo dove i luoghi di cultura richiamino aggregazione, dove gli eventi culturali siano più spesso, in più luoghi e per più persone. Una scuola più moderna, già a partire dalla prima infanzia.

E infine Viterbo sicura. Vigile di quartiere e istituzione dei Volontari per Viterbo, videosorveglianza nei punti critici. Istituzione di uno sportello antiviolenza comunale per l’individuazione dei casi di maltrattamento di donne e bambini ed iniziative di sostegno alle donne e bambini vittime di violenza.

Ovviamente non dimenticando due questioni, due questioni fondamentali che avrebbero dovuto essere di ordinaria amministrazione e che oggi invece siamo costretti a trattare come emergenza: arsenico e manto stradale, che intendiamo affrontare come priorità assolute. Nel primo caso, anche intervenendo a risorse del bilancio comunale, nel caso fosse necessario; nel secondo, controllando in maniera scrupolosa che gli appalti assegnati alle ditte vengano rispettati in ogni singola parte in merito alle caratteristiche dei materiali utilizzati”.

 

Dove si prendono i soldi per realizzare questi progetti?

“Ovviamente in Europa, con i fondi a gestione diretta, che non sono quelli filtrati dalla Regione, ma fondi che vengono assegnati in base a delle progettualità concrete, targettizzate e di prospettiva. Per intercettarli ci vuole preparazione, lo so perché ho studiato proprio Europrogettazione. Per questo ci punto tanto, perché potremmo fare molto molto di più. Considera che un buon terzo dei fondi utilizzati dai servizi sociali potrebbero essere finanziati con i fondi europei: quel terzo potrebbe essere girato su settori che invece non sono finanziabili, proprio come il manto stradale ad esempio. E poi con i partenariati pubblico-privato (PPP), con la situazione in cui versano gli enti locali una collaborazione strutturata con le aziende private è diventata improcrastinabile”.

 

Centro storico aperto o chiuso?

“Centro storico chiuso, ma a certe condizioni. Chiuderlo così com’è significherebbe condannarlo alla morte definitiva. Noi proponiamo di dividerlo in tre macroaree: monumentale (es: San Pellegrino e zone limitrofe),paramonumentale (es: piazza fontana grande e piazza della rocca) e non monumentale, in base alle quali regolare accesso alle autovetture e zone parcheggi. Iniziamo col realizzare le manifestazioni cittadine in centro ed animare le nostre vie con iniziative per una Viterbo viva, aperta, creativa, economicamente florida. Riportiamo uffici e servizi in centro: proponiamo di riqualificare l’ex tribunale di piazza Fontana Grande in un grande centro polivalente di servizi per il lavoro, concentrandovi centro per l’impiego e centro per l’orientamento al lavoro, offrendo così un servizio unico e funzionale e dismettendo gli affitto dei due immobili attualmente occupati.

Vogliamo pensare anche a degli incentivi per la ripopolazione del centro storico da parte dei viterbesi. Vivere in centro deve essere attraente e conveniente:riqualificare i palazzi storici, far rispettare uno stringente regolamento sull’ornato cittadino e incentivi per le giovani coppie. Solo dopo si può arrivare ad una chiusura del centro modulare, secondo le tre aree.

E infine, sempre per il meccanismo di merito che vogliamo instillare nella gestione della cosa pubblica di cui parlavo prima, vincolare le associazioni che hanno sede nel centro, affittuarie in locali di proprietà del Comune, a realizzare un numero minimo di eventi annuali come condizione per la concessione del locale. Gli eventi portano persone, e la riqualificazione del centro storico deve essere un’operazione condivisa con i cittadini per i quali tutti si devono impegnare”.

 

Come si risolve il problema dei collegamenti con Roma e Civitavecchia?

Quando si parla di strade e collegamenti la prima cosa che mi viene da dire è che sicuramente non ci possiamo più permettere di spendere un solo euro senza la garanzia che il lavoro sia impeccabile per almeno i prossimi vent’anni. Basta con le emergenze, iniziamo a lavorare seriamente. Il completamento del tratto di superstrada Viterbo-Civitavecchia, cioè dell’ultimo tratto da Cinelli all’Aurelia, è stato approvato il 5 maggio 2011 dal Cipe. Pare che il termine di lavori sia previsto oltre il 2015: l’unica cosa che può fare il sndaco, che non è direttamente competente sulla questione, è vigilare e con autorevolezza e pugno di ferro far sì che i lavori siano svolti nel più breve tempo possibile.

Per quanto riguarda Viterbo-Roma, non parlerei neanche di raddoppio della Cassia: il nostro programma non è un libro di sogni, ma vogliamo fermarci alle cose concretamente realizzabili. Non come l’aeroporto tanto per capirci. Il raddoppio della Cassia presenta innumerevoli difficoltà: bisogna puntare invece sulla ferrovia, su maggiori e più veloci collegamenti e servizi più efficienti per i pendolari. Anche lì, il Comune deve fare pressione e denunciare mancanze, se serve, affinchè un’opera fondamentale come il rapido collegamento con la Capitale sia realizzato, anche in un’ottica di maggiore sviluppo turistico”.

 

In che modo pensa di gestire il problema dell’arsenico.

“L’università ha presentato da tempo una soluzione al problema arsenico che prevede un risparmio minimo del 40 per cento rispetto agli impianti di dearsenificazione, che oltretutto servono solo ad arginare l’emergenza. Il sistema si basa su tecniche innovative: quella dei pozzi incompleti e quella dei pozzi a portata variabile. Usufruiremo di questa soluzione e la nostra futura amministrazione darà tutto l’appoggio possibile affinché si realizzi. Programmazione, questo serve.

Quello che fa rabbia è che risale al 1998 la direttiva europea che fissa i parametri: dodici anni di proroghe concesse all’Italia e a Viterbo; il 28 ottobre 2010 viene accordata dall’Ue un’ulteriore deroga, a condizione che fossero messe in atto misure effettive di limitazione del danno, tra le quali la fornitura a neonati e bambini di acqua pura imbottigliata. Qui si gioca con l’Europa, non si capisce che le leggi fatte lassù incidono in maniera preponderante sui territori, e noi continuiamo a mandarci gente non preparata.

Ma questa è un’altra storia. E quello che fa ancora più rabbia è che l’autoreferenzialità e le incrostazioni di potere ci hanno portato al punto di rischiare la salute dei cittadini, pur di non intaccare quei piccoli sistemi che campano alla giornata, senza prospettiva, senza polso decisionale, arroccati su posizioni di comodo dopo aver celebrato, magari, il 15esimo e il 20esimo anno di presenza nelle istituzioni cittadine. Quegli stessi che oggi hanno, quanto meno, delle responsabilità politiche sull’emergenza arsenico (e su altre piccole e grandi emergenze che gravano sulla città) e che invece, quasi stupiti, si sono rincorsi in questi mesi a sbandierare la loro estraneità”.

 

Cosa pensa di fare per favorire il lavoro e l’occupazione?

“Sviluppando una connessione innovativa tra domanda e offerta con una più efficace formazione in entrata per i giovani e un’adeguata intermediazione per i disoccupati maturi. Proprio la scorsa settimana abbiamo parlato di disoccupazione over 40: crediamo che il Comune abbia la possibilità e il dovere di esercitare un ruolo proattivo per agevolare l’incontro fra le imprese e le professionalità che insistono sul proprio territorio, spesso non conosciute o correttamente valorizzate.

Abbiamo presentato il progetto sportello Protagora, per essere vicino a chi cerca lavoro, effettuare una selezione mirata e funzionale, adoperarsi concretamente nell’affiancare ogni candidato in un processo di miglioramento del proprio profilo e del modo di rappresentarsi attraverso metodologie consolidate seppure non convenzionali, costituendo un vero e proprio data base qualificato e organizzato secondo principi meno sterili e più utili alle imprese quando non anche certificati.

Non mancano esperienze anche in Italia, metodologie e attori specializzati e riconosciuti in questo settore, come non mancano le possibilità di accedere, anche qui, alle risorse messe a disposizione anche nell’ambito della Comunità Europea per sostenere tali iniziative.

Uno sportello vicino alle imprese nel comprenderne le esigenze con vero spirito di affiancamento e condivisione degli obiettivi, nell’accoglierne le istanze volte a favorire ogni possibile intervento del Comune nell’introdurre agevolazioni per creare quel volano indispensabile ad una ripresa di fiducia e spirito di collaborazione, nell’operare una selezione delle competenze. Invece sulla formazione riteniamo indispensabile mantenere questo link permanente con il tessuto produttivo locale attraverso un tavolo permanente con le rappresentanze datoriali sulla formazione: è con loro che l’ente pubblico deve capire e concertare dove investire in formazione.

E soprattutto, un maggiore utilizzo della formazione non formale, di tutte quelle tecniche e competenze che sono il saper fare e il saper essere. Perché non coinvolgere l’Università in un progetto continuativo di sessioni dedicate che aggiungano alla cultura e alla formazione accademica tradizionale una visione realistica ed un confronto diretto con esperti del mondo del lavoro? Individuare e selezionare a cura dell’Università, un campione di studenti interessati agli obiettivi dell’iniziativa e disposti ad impegnare un monte ore mensile. “Cercare lavoro è un lavoro” sotto ogni aspetto e come tale richiede metodo, conoscenze, perseveranza, determinazione, studio. Un percorso di costruzione del proprio curriculum vitae, di perfezionamento individuale di una presentazione originale e sostenibile, di avvicinamento al mondo del lavoro, d’accompagnamento all’indipendenza nella gestione di se stessi.

La futura giunta Frontini vuole assumere questa funzione di indirizzo insieme all’università per promuovere stage ed iniziative concrete nel mondo del lavoro locale e non solo, rappresentando un punto di contatto e continuità fra scuola e lavoro. Nel mondo di oggi, i giovani devono essere versatili, sapersi adattare rapidamente alle condizioni che cambiano. E ancora internazionalizzazione per crescere e aprire le menti, ma per poi tornare, come ho fatto io, perché se le migliori teste se ne vanno alla nostra città chi ci pensa?”.

 

Che ruolo avranno i quartieri e le frazioni?

“Un ruolo fondamentale, già dalla composizione delle liste, direi. Il nostro è l’unico progetto politico che è riuscito a far superare le rivalità tra gli ex comuni e restituire dignità alle frazioni costruendo una lista civica di rappresentati dei territorio. Conformemente ai principi di sussidiarietà e partecipazione istituiremo i municipi, con un consiglio eletto dai cittadini e poteri decisionali consultivi, senza ulteriori aggravi di spesa per l’amministrazione centrale, così come la legge permette di fare. Ritengo inoltre prioritario potenziare i collegamenti con il trasporto pubblico locale e decentramento degli uffici comunali di primo servizio. Per i quartieri di Viterbo, istituzionalizzare il “Dialogo Strutturato di Quartiere”, uno strumento di mutua comunicazione tra cittadini e istituzioni, al fine di comprendere e attuare le priorità dei cittadini e permettere agli stessi di essere parte attiva, facendo sentire la loro voce in sede di decisioni politiche locali”.

 

Un appello agli elettori sul perché dovrebbero votarla.

“Perché siamo l’alternativa credibile. Perché la classe politica che ci ha governato fino a oggi, opposizione compresa, prima di fare proposte dovrebbe spiegare perché fino ad oggi non le ha realizzate. Perché c’è nell’aria la voglia di una svolta, la voglia di quella concretezza che il nostro programma, costruito in maniera seria, lungimirante e partecipata, può soddisfare. Molti altri sanno solo criticare, noi abbiamo costruito, con serietà, sicurezza, capacità di guardare al futuro con gli occhi di chi sa che dovrà viverlo, quel futuro. Perché Viterbo deve ripartire dall’entusiasmo, da soluzioni reali e programmi concreti”.

 

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